FABIO CAPOZZI

Mi chiamo Fabio Capozzi, sono di Napoli e faccio il cameriere di bordo. Ho iniziato come lavapiatti, piatti a mano, al tempo non c’erano le lavapiatti come adesso. Sono arrivato lì a gennaio e già al primo viaggio abbiamo preso il mare forza 8: me ne volevo andare a casa subito. Poi mano a mano mi sono abituato, ho fatto quattro mesi, poi sono venuto qui nel 2007, con la Moby. Ho visto la gratificazione economica e anche il lavoro mi piaceva. Dopo tanti anni non riesci a vederti in un altro lavoro a terra.

Ho una moglie e una bimba. È dura, però alle volte la lontananza fa bene. Stare un po’ lontani rafforza il rapporto. Sto da tredici anni con Moby e sto benissimo, anche con i colleghi. Si sta due mesi insieme, dormiamo insieme, lavoriamo insieme… e si sta bene, si crea una famiglia. Infatti alcune volte quando si sbarca dispiace pure.

I passeggeri hanno le loro particolarità, stranezze come tutti. Le loro paure. Ci vuole tanta forza di volontà all’inizio in questo lavoro, perché all’inizio è dura. E bisogna essere molto umili, perché si inizia proprio dal gradino più basso. Ognuno ha il proprio ruolo. E se non lo faccio bene non cresco.


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