DOMENICO MINICHINI

Col diploma in mano appena preso chiamo la prima compagnia che avevo e subito mi imbarcano. Quindi decisi di andare dall’attuale datore di lavoro (dove stavo lavorando da un po’) per dirgli che avevo intenzione di lasciare il lavoro per poter provare a fare quest’esperienza. Decisi di partire all’arrembaggio, così. Il primo impatto sulla nave fu da paura. Da paura. Per il caldo, sudore: impressionante.

Quindi mi sono chiesto: sarà il primo e l’ultimo? Poi dopo un po’ ho riprovato. Perché per un anno ho staccato per fare il militare. E non so, imbarco dopo imbarco è cresciuta questa ambizione. Mi sono stupito anche io nello studiare e fare l’esame per il patentino e la patente, da solo. Mi rendo conto che sono passati vent’anni facendo questa vita, e non è facile. Secondo me non è facile se non hai lo spirito giusto di separare le cose.

Anche con mia moglie. Lei infatti diceva sempre che un marittimo non l’avrebbe mai sposato. Però poi l’amore… Inizialmente la viveva male e la vivevo male pure io perché lei stava male, infatti qualche volta sono sbarcato perché capivo che lei stava male.

Lei mi diceva: “Io ho trovato te per stare insieme a te e non che tu prendi e lasci tutto così”. E infatti, anche io quando ero piccolino vedevo mio papà che se ne andava, e io ne risentivo pure. Quindi se dovevo sbarcare sbarcavo. Però alla fine poi non so, ci ha pensato su, ha capito che a casa che fai? Non c’è lavoro, non c’è niente… che fai?


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